Brasile – Ieri notte il candidato alle presidenziali Jair Bolsonaro è stato accoltellato durante un’incontro con i propri sostenitori. L’attentatore, un’uomo di 40 anni, avrebbe affermato di eseguire un mandato divino.

L’incidente è stato più grave di ciò che si aspettava, Bolsonaro – secondo il figlio Flavio – è arrivato quasi morto all’ospedale dopo aver perso molto sangue ma i medici sono riusciti a stabilizzare il paziente.

L’aggressore, Adelio Bispo de Oliveira (40 anni) si è dichiarato colpevole secondo la polizia. Giustificandosi sotto il delirio di essere stato inviato dallo stesso Dio per attentare contro il candidato di destra, l’autore si è rivelato un’irriducibile sostenitore di Lula (ex-presidente del Brasile).

Nonostante, l’ex-presidente si è dissociato da quanto è accaduto attraverso un tweet nel quale afferma che “la violenza non è giustificabile” aggiungendo inoltre “nella politica dobbiamo confrontarci con le idee”. Troppo facile a dirsi in un paese dove il dibattito politico è stato caratterizzato da una crescente polarizzazione dovuta, da un lato, all’irresponsabilità di un’intera classe politica e dall’altro, a un’incolmabile disuguaglianza che sottopone il paese a un perenne stato di tensione sociale.

Ad alimentare questo stato di tensione è stata una decisione della magistratura che ha impedito l’ex-presidente Lula di candidarsi alle prossime elezioni. Tale decisione è stata motivata dal coinvolgimento del leader di sinistra nell’Operazione “Lavajato”, ovvero, in un giro di tangenti e riciclaggio che ha portato alla scoperta del caso ‘Odebrecht’.

Pur trovandosi in prigione, l’ex-presidente Lula ha deciso di candidarsi lo stesso sfidando la giustizia brasiliana e incentivando i propri sostenitori in quella che ha definito una “lotta contro la persecuzione politica”.

Nel frattempo, con la mancata candidatura di Lula Da Silva, Jair Bolsonaro è diventato il primo nei sondaggi. Sempre più divisivo nelle proprie dichiarazioni, insultando a destra e a manca (stile Trump), Jair Bolsonaro rappresenta l’ala più intransigente della destra brasiliana. Il problema si aggrava quando la polarizzazione politica sbocca nella violenza e dalla delegittimazione dell’avversario si passa dalla pretesa di eliminare qualcuno.

L’attentato ai danni di un candidato alle  presidenziali – per più polemico che sia – mette in discussione la tenuta delle istituzioni democratiche brasiliane, le quali vengono continuamente colpite dagli stessi attori politici che dovrebbero preservarle.

Dopo aver manipolato a piacimento le emozioni e la rabbia di un’intero popolo, sia Lula Da Silva che Jair Bolsonaro dovrebbero assumersi l’impegno di riportare il paese sul binario della tolleranza politica prima che sia troppo tardi.

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