giovedì, Ottobre 1, 2020
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Caso Borrometi; il cerchio si stringe, la vera Antimafia al contrattacco

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Siamo al giro di boa. Alla resa dei conti. Una triste vicenda che vede l’escalation di Paolo Borrometi personaggio pubblico, illustre giornalista, depravare la sua onorabilità con racconti mai accuratamente esaminati.

Forse siamo alle battute finali di una triste vicenda nata dalla fantasia egocentrica di chi, all’ombra delle vittime innocenti per mano di Cosa Nostra, ha tentato d’ingannare indossando i panni della legalità.

Una farsa accuratamente scritta nei minimi dettagli che, molto probabilmente, non ha tenuto conto che la verità, prima o poi, bussa alle nostre coscienze. E’ la triste verità che in questi giorni avvolge il giornalista Paolo Borrometi, direttore della testata giornalistica ‘LaSpia’ e vicedirettore dell’AGI, il quale ha ampiamente dimostrato di non essere più credibile.

Ascoltato alcuni mesi fa dall’organismo parlamentare (ARS) nell’ambito dell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Sicilia, di seguito Borrometi ha commesso diversi errori che hanno alimentato forti dubbi sulla sua credibilità: sia come giornalista professionista sia come uomo sotto scorta minacciato dalla mafia.

Sebbene la relazione aveva prodotto un’esame finale dai contenuti eloquenti e incisivi, presieduta dal presidente della Commissione Claudio Fava, Borrometi si è superato nel rimarcare il suo ego creando errori su errori gravissimi.

Il modus operandi del giornalista è sempre lo stesso: prima ha accusato il presidente Claudio Fava e tutta la Commissione, postando su Facebook, di aver detto falsità sul suo conto. Poi retrodatando un’articolo di cinque anni, cioè al periodo in cui sul blog comparve in forma integrale un’interrogazione parlamentare dell’allora senatore del Pd Giuseppe Lumia, che accusava l’amministrazione di Scicli di essersi macchiata di gravi reati nella gestione dei rifiuti. Ancora: la denuncia della signora Valeria Micalizzi (di cui ci scusiamo per avergli attribuito erroneamente il titolo da giornalista, ndr), anche lei vittima di querelle per aver espresso un parere su Facebook. E le indagini condotte esclusivamente da Maurizio Inturri, il quale ha fornito tutto il materiale d’inchiesta di cui Borrometi ha sempre professato legittimità nelle sue pubblicazioni; tra l’altro smentite ampiamente dal collaboratore di giustizia Rosario Piccione.

Ma se la paura fa ’90’, la tragedia degna rappresentazione seneca raggiunge l’apice: dopo aver omesso la data di pubblicazione di un articolo, Borrometi si supera facendo depennare alcune informazioni sul suo conto da Wikipedia. Perché?

Adesso spetta alla Commissione regionale Antimafia affidare il mandato al presidente Claudio Fava per denunciare il giornalista Paolo Borrometi.

“Definirsi un giornalista antimafia, come fa Borrometi, è un’idea aberrante – sottolinea Fava. – I giornalisti cercano umilmente la verità, come ci hanno insegnato i ‘padri’ di questo mestiere. Le autocertificazioni e le patenti antimafia hanno prodotto equivoci a tutti i livelli, basti ricordare il caso dell’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante. Facebook, poi… L’informazione parla a tutti, non ai diretti interessati, e considero puro esibizionismo l’uso dei social per fini giornalistici. Uno lancia un’invettiva, l’altro risponde. Ma che gioco è?” – ha concluso il presidente Claudio Fava.

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